MENU



ULTRAVOX I (2018) per contrabbasso ed elettronica


‘Si capisce quindi che la poesia è anarchica, nella misura in cui rimette in discussione tutti i rapporti fra oggetto e oggetto, e fra forme e loro significati. E’ anche anarchica della misura in cui la sua apparizione deriva da un disordine che ci riavvicina al caos.’ (‘Le théâtre et son double’, Antonin Artaud)   Questo brano fa parte di un ciclo di composizioni per strumento solo ed elettronica in via di realizzazione le cui parti sono tutte contraddistinte dal titolo ULTRAVOX e dal fatto di essere dedicate ognuna ad uno specifico esponente della cultura del nostro tempo con cui ho un legame particolare e per cui ho un interesse specifico. Ognuna di loro ha in comune anche il fatto di essere costruita a partire dalla voce reale del personaggio in questione: il materiale compositivo è frutto dell’analisi e della scomposizione di frammenti registrati in varie occasioni che vengono elaborati e decostruiti per poi essere ripensati e riassemblati attraverso l’elettronica e messi in comunicazione dialettica con la materia strumentale. Nel caso di ULTRAVOX I si tratta della voce di Antonin Artaud e, in maniera più specifica, della registrazione suo ultimo lavoro ‘Pour en finir avec le judgement de dieu’, testo […]
Approfondisci ›


RIZOMA I per soprano, ensemble ed elettronica


    RIZOMA I fa parte di un ciclo di quattro composizioni dal titolo RIZOMATA (‘radici’) ciascuno dei quali è dedicato ad uno degli elementi naturali: fuoco, aria, acqua e terra. L’idea generale trae spunto dai quattro principi costituenti dell’antica filosofia greca (da qui il titolo) ai quali è assegnato un testo di un autore diverso che tratta l’argomento da una differente prospettiva. La caratteristica in comune di tutti i testi è comunque data dal fatto che l’elemento in questione appare essere assente o irraggiungibile e acquista significato attraverso la sua mancanza, restituendo una distanza che diventa essa stessa presenza e ‘identità’. Si tratta di una ‘cosmogonia’ al negativo di fatto. Il testo su cui è costruito RIZOMA I è ‘Le point noir’ di Gérard de Nerval in cui l’autore descrive un semplice fenomeno fisico di cui siamo stati tutti probabilmente testimoni: dopo aver fissato brevemente il sole davanti alla retina rimane impresso un punto nero che per un certo periodo si sovrappone a tutto ciò che guardiamo; ci è impossibile fissare l’astro direttamente, è doloroso e troppo potente per le nostre capacità, solo l’aquila ha questo potere dice il poeta. In questa metafora di un rapporto insostenibile è possibile […]
Approfondisci ›


SOLO IV (THE IMPORTANCE OF BEING ERNEST) per oboe e dispositivo elettronico


SOLO IV è un brano composto da tre sezioni, tre études che sviluppano ognuna un aspetto della tecnica strumentale dell’oboe e ognuno con una sua precisa connotazione stilistica. Il lavoro è frutto della collaborazione con Ernest Rombout con cui ho potuto approfondire la conoscenza dell’oboe e sperimentare soluzioni interessanti attraverso un procedimento di “trials&errors” per mezzo del quale sono arrivato alla scelta del materiale che ho poi ho utilizzato nel brano. In modo più dettagliato si è trattato di una ricerca su specifici multifonici, tecniche di emissione e di imboccatura, utilizzi alternativi dell’ancia, ecc. L’elettronica ha un ruolo importante ed è pensata come un alter ego artificiale dello strumento acustico: il dialogo tra l’oboe reale e quello virtuale si sviluppa attraverso la complementarietà timbrica e la fusione in un unico ‘meta-strumento’ in cui i rimandi continui tra l’uno e l’altro mezzo creano gli elementi strutturali sui quali si articola la sua forma. Per la prima esecuzione l’apparecchio di riproduzione dell’elettronica è stato un dispositivo mono di largo consumo (un Soundtouch 20 della Bose), pensato come una sorgente sonora alternativa ma con caratteristiche di proiezione il più simili a quella acustica. SOLO IV è stato composto ed è dedicato a Ernest […]
Approfondisci ›


QUADERNO KOSOVEL per pianoforte, violino e violoncello


    QUADERNO KOSOVEL è ispirato alla figura di Srečko Kosovel, poeta sloveno dell’inizio del secolo scorso, che nella sua breve esistenza (22 anni) ha realizzato un’impressionante quantità di lavori il cui grande valore non è ancora pienamente conosciuto ed apprezzato. Vissuto a cavallo della Grande Guerra, la sua opera sperimenta il ‘senso estremo della vita’ e ne porta tutte le ferite mortali: come uno di quei pini del Carso da lui spesso descritti le cui radici sono piantate nella terra dura mentre la chioma è scossa dal vento, Kosovel rimane legato alle sue radici ma è agitato dai cambiamenti esplosivi che sente arrivare da oltre la frontiera e, come un catalizzatore, li assorbe e li trasfigura attraverso il suo essere poeta. La composizione si articola in quattro momenti ognuno dei quali in relazione ad un testo, quattro ‘madrigali senza voce’ in cui la parola è sottintesa ed implicita, quattro ‘paesaggi dell’anima’ in cui si indaga il rapporto tra il segno scritto e quello sentito all’interno di un luogo di Ascolto tra due polarità (Musica/Parola) in cui il senso può e deve essere costruito attraverso un’oscillazione continua dall’uno all’altro. La relazione tra musica e parola, qui nella sua astrazione estrema, è […]
Approfondisci ›


CANTAI UN TEMPO (dopo una lettura di Monteverdi) per soprano e quartetto d’archi


Nella storia della musica occidentale sono molti gli esempi di compositori che, in cerca di nuove forme di espressione, hanno guardato alle opere del passato; alcuni lavori che ebbero un forte impatto (anche se non sempre immediatamente riconosciuto) e che indicarono nuove direzioni espressive vennero metabolizzati dalle generazioni successive e ‘tradotti’, per così dire, e trasformati in nuove forme che hanno allargato il linguaggio musicale e la sua concezione in modi e livelli diversi. Questa composizione appartiene a questa antica pratica musicale anche se da un punto di vista concettualmente diverso: nel caso presente più che di ricerca di nuove forme espressive si è trattato di un ‘atto d’amore’ verso un compositore di statura immensa e la cui musica rappresenta per me una inesauribile fonte di ispirazione e gioia. Il titolo è preso a prestito da quello di un sonetto di Pietro Bembo che descrive bene la natura del lavoro: si tratta di una interpretazione di sei madrigali di Monteverdi, tre con la voce, dove il testo originale è concepito come un ‘palinsesto‘ del quale solo alcune tracce sopravvivono all’interno del contesto nuovo, e tre per quartetto solo, dove il testo musicale è fedelmente rispettato ma trasformato timbricamente. Nei madrigali […]
Approfondisci ›


CANZONI AL SOL per voce e contrabbasso


  La figura a cui mi sono ispirato per questa composizione è quella di Van Gogh, un artista paradigmatico alla cui arte sono particolarmente legato. Il titolo contiene i due elementi su cui è costruita, la ‘canzone’ come forma musicale e mezzo narrativo e il ‘sol’ nella duplice veste sia di simbolo contemporaneamente creativo e distruttivo che di frequenza sonora (tutto il materiale musicale del brano è ricavato dai parziali della prima corda del contrabbasso). L’idea che sta dietro alla scelta dello spettro armonico di sol, oltre che per il gioco di parole scherzoso, è quella dell’utilizzo di un materiale ‘grezzo’ dedotto direttamente dal fenomeno fisico (il ‘paesaggio modello’ parafrasando il mondo pittorico) che viene poi artificialmente trasformato e dall’ambito della natura passa a quello dell’arte (l’occhio del pittore); che poi è esattamente l’operazione che Van Gogh descrive dettagliatamente e frequentemente nelle sue lettere. Ma queste due dimensioni convivono e vengono interpolate tra i due strumenti in costante e continuo dialogo, o forse sarebbe meglio dire in rapporto osmotico, come fossero i costituenti di un unico organismo. I testi sono tratti dalle lettere di Van Gogh (canzoni I – III – V), dallo Zarathustra di Friedrich Nietzsche (canzone II) e da ‘Van Gogh. Le suicidé de […]
Approfondisci ›


PRELUDI per corno di bassetto e orchestra d’archi


  ‘[…] i pezzi sono spesso brevi, quasi miniature, ma è come se quella riduzione di scala ci facesse percepire il gigantesco vuoto che le circonda.’ (Tom Service, A guide to György Ligeti’s music)   Il brano è composto di 8 parti che sono lo sviluppo e l’ampliamento di SOLO I per corno di bassetto  (attraverso la prima elaborazione del materiale realizzata in DUO I per corno di bassetto e percussioni); l’insieme composito risultante costituisce una costellazione ‘ad arcipelago’, una sorta di ‘microcosmo’ di eventi musicali tra loro strettamente connessi ed in relazione attraverso procedimenti di analogia e condivisione del materiale musicale impiegato. Ogni sezione condivide con gli altri elementi di varia natura (la figura ‘accento’, la figura ‘tremolo/trillo’, il profilo intervallare di alcune sezioni, ecc.): essi sono sviluppati e inseriti in contesti diversi e, attraverso la loro non immediatamente percepibile relazione a distanza, forniscono coerenza alla composizione. I frammenti sono appoggiati su alcuni ‘suoni di attrazione’ che ne reggono il piano armonico: sono 12 (il totale cromatico) e sono distribuiti attraverso l’arco della composizione. Lo schema generale della successione dei frammenti di cui sono indicati carattere generale e altezze di riferimento è il seguente:                 […]
Approfondisci ›


PARAFRASI DEL NERO per 6 strumenti (versione 2015)


  ‘Un lavoro di mestiere, quale potrebbe facilmente essere una parafrasi, diventa nelle mani di un grande compositore arte “secondaria” (ovvero commento, chiosa, argomento intorno), ma non per questo arte di secondaria qualità. Liszt interpreta (nel senso etimologico) il testo e a sua volta l’esecutore deve interpretare la sua interpretazione. È un’operazione al quadrato, che coglie Verdi e Bellini attraverso Liszt, ma forse, ancor più, Liszt attraverso Verdi e Bellini.’  (da ‘Le parafrasi di Liszt’ – Michele Campanella)     ‘PARAFRASI DEL NERO’ è una composizione ispirata ad alcuni degli ultimi pezzi per pianoforte di Franz Liszt, in particolare ‘Nuages gris’, ‘Unstern! ‘, ‘Trauer-Gondel n.1’, ‘En rêve’ e ‘Bagatelle sans tonalité’, in cui la materia musicale si prosciuga e si riduce allo scheletro di se stessa, quasi un’ombra rispetto alla vitale e prosperosa produzione precedente, soprattutto in riferimento a quanto realizzato per il pianoforte. La ripetitività senza varianti, la monodia come massima sintesi melodica soprattutto perché collegata allo strumento polifonico per eccellenza, l’armonia che ruota su se stessa simmetricamente ma senza una direzione reale, il ritmo sclerotizzato ed ossessivo sono tutti elementi della ‘nuova’ poetica dell’ultimo Liszt che apre prospettive inaudite, misteriose, nessuno si era mai spinto tanto in là! Il nero […]
Approfondisci ›


SKETCHBOOK per ensemble


  SKETCHBOOK è, paradossalmente, una composizione vocale, un madrigale, ma senza canto, il cui testo è implicito e visibile solo in partitura; la relazione tra musica e parola, qui nella sua astrazione estrema, è ciò da cui scaturisce il processo compositivo: è il tentativo di mettere in musica non la parola nella sua integrità ma solo il suo riflesso, come in una lettura interiore, senza la sua manifestazione vocale. La composizione è ispirata alla poesia di Edward Estlin Cummings intitolata ‘In Just-‘, scritta nel 1916, che descrive una scena di gioco infantile ambientata in una strada fangosa di una non specificata città in primavera; alla vicenda prende parte anche un vecchio uomo bizzarro ed inquietante che porta dei palloncini e chiama a raccolta i bambini presenti soffiando violentemente in un fischietto. Il significato della poesia è ambiguo: il soggetto narrante sembra essere un bambino che si esprime attraverso un uso creativo e libero della lingua e che descrive quello che vede in maniera diretta, frammentata, visionaria; quello che viene vissuto è un momento molto dinamico, di grande energia, articolato da questa figura spaventosa ma, allo stesso tempo, estremamente attraente. L’uomo vecchio porta su di sé i tratti che lo identificano: il piede caprino […]
Approfondisci ›


KAIROS per quartetto d’archi


    καιρος (Kairos) è una parola greca che indica un indefinito periodo di tempo in cui accade qualcosa di speciale, contrariamente a χρονος (Chronos) che si riferisce al tempo logico e sequenziale: è la qualità del tempo in opposizione alla sua quantità. KAIROS per quartetto d’archi è stato composto per il congresso internazionale Time Machine Factory 2012 organizzato dall’Osservatorio Astronomico di Torino in collaborazione con il Politecnico di Torino e che aveva come argomento il Tempo e la possibilità, dal punto di vista scientifico, di viaggiare in esso. In questo contesto è stata concepita la composizione, una successione di 7 sezioni costituite da ‘momenti particolari’ il cui tempo è sospeso e quasi senza una direzionalità; le varie sezioni sono raggruppabili in due categorie, quelle denominate ‘Melos’ che sviluppano la dimensione lineare attraverso una ‘tendenza melodica’ che non assume però mai la definizione di una vera linea melodica e quelle denominate ‘Ensemble’ che sviluppano la dimensione verticale armonica. Negli ‘Ensemble’ I e III il parametro ritmico è quasi annullato mentre nel II è un elemento di primo piano, sviluppato attraverso strutture poliritmiche; i momenti ‘Melos’, come detto, presentano un elemento lineare che si sviluppa eterofonicamente in maniera graduale e coinvolge, a partire dal […]
Approfondisci ›


(DE)CADENZE per clarinetto e quartetto d’archi


    Il concetto di questa composizione è contenuto nellʼambiguità del suo titolo: da una parte la Cadenza come oggetto musicale e allora il ʻDeʼ è inteso come la particella latina riferita ad un argomento da trattare ed osservare, dallʼaltra la ʻcadenzaʼ come attitudine e destino e allora il ʻDeʼ è inteso quale connotazione di un ʻcadereʼ specifico, quello relativo al deterioramento e alla consunzione.Inoltre la funzione della Cadenza è, per sua natura, di sospensione: il discorso si interrompe per un momento e lascia intravedere ʻaltroʼ; è un momento attivo in cui lʼelemento di rilievo è il movimento verso un apice, il ʻcorporaleʼ in primo piano, è lʼidea del frammento in qualche modo decontestualizzato (la Cadenza senza il suo Concerto…) che è in grado di aprire uno spazio enorme nella sua pur estrema brevità. La composizione si articola in dieci momenti secondo questa successione:   I Eingang 1 II Cadenza 1 III Cadenza 2 IV Cadenza 3 V Intermezzo VI Eingang 2 VII Cadenza 4 VIII Eingang 3 IX Cadenza 5 X Clausula La Eingang I e la Clausula condividono lo stesso materiale musicale; anzi, l’ultimo frammento porta a compimento ciò che nel primo era stato solamente accennato, lo completa e […]
Approfondisci ›


SCENA D’AUTUNNO per pianoforte


秋來ぬと 目には爽に 見えねども 風音にぞ 愕かれぬる       (Fujiwara Toshiyuki no Ason) ʻAnche se agli occhi lʼautunno non appare, è arrivato –           mi fa trasalire           la voce del ventoʼ (Traduzione italiana di Mario Riccò)   SCENA D’AUTUNNO ispirata ad un haiku del poeta giapponese Fujiwara Toshiyuki no Ason (?-907), è uno studio sul rapporto tra timbro e armonia e, nello stesso tempo, una investigazione sulla risonanza intesa sia dal punto di vista fisico della durata del suono nel tempo che da quello percettivo relativo alla ‘persistenza’ nella memoria del suono stesso. Il ʻpretestoʼ della composizione è lʼAutunno, inteso come stagione ʻmetafisicaʼ del cambiamento, della spoliazione e della tensione verso la stasi (Invernale); un momento di impermanenza, di transizione e trasformazione verso un nuovo stato. La composizione è strutturata in tre sezioni ognuna delle quali sviluppa la precedente ampliandola: tre ʻvariazioniʼ nelle quali il tempo si distende e rallenta mentre il suono si dilata nello spazio e risuona sino al limite delle sue possibilità fisiche, conquistando completamente lʼorizzonte musicale. Il materiale musicale molto omogeneo, al limite della ridondanza, è pensato come un ʻvento cromaticoʼ che avvolge lo spettatore di questa scena in […]
Approfondisci ›


SOLO III per sheng solo


Sono entrato in contatto per la prima volta con Wu Wei e lo sheng nel 2009 ad Amsterdam attraverso l’Atlas Ensemble ed un nuovo mondo musicale mi si è aperto: ho scoperto il suono magico di questo strumento con la sua sorprendente versatilità in grado di combinare le caratteristiche di uno strumento a fiato insieme a quelle di uno strumento polifonico in grado di produrre complesse strutture armoniche. Anche se appartiene ad una tradizione musicale fortemente connotata, lo sheng non ne è sopraffatto, al contrario la sua flessibilità risponde molto bene alle necessità di un compositore contemporaneo e, con il vasto catalogo di differenti tecniche esecutive, diventa un ideale ‘nuovo’ strumento con cui lavorare. Ho realizzato due versioni di SOLO III, una prima versione che è stata eseguita in prima assoluta a Tokyo il 25 dicembre 2012 e a Berlino nel febbraio del 2013 ma che non esiste più e la presente che è una rielaborazione della precedente e che è stata eseguita durante il Composers Festival a Cracovia nell’aprile 2015. Il brano è composto di 5 parti disposte secondo la seguente successione:   I – Gesti 1   II – Melos 1 III – Figura    IV – Melos 2  V – […]
Approfondisci ›


SOLO II per pianoforte


SOLO II è una suite di studi sulla forma breve composti durante il Workshop di Composizione di Fabio Nieder presso la Scuola Civica di Milano ed eseguiti durante Milano Musica 2010 da Alfonso Alberti. I frammenti, ognuno dei quali ha un carattere diverso e una diversa fonte di ispirazione stilistica, è la seguente: I. Pendulum II. Rima III. Arabesque IV.  Umbra V. Lullaby VI. Hommàge
Approfondisci ›


SOLO I per corno di bassetto


  All’inizio del 2009 mi fu commissionato un brano per il 1st International Basset Horn Festival organizzato da Peter Geisler (l’autorevole ex cornista dei Berliner Philarmoniker) che avrebbe avuto luogo in Germania a Kandern nella primavera 2009 ed io accettai la sfida con entusiasmo e curiosità, non avendo mai avuto l’occasione di lavorare sul corno di bassetto, strumento saldamente legato al repertorio del passato (ad eccezione dei lavori di Karl-Heinz Stockhausen). Lavorai approfondendo alcuni particolari aspetti che mi avevano colpito ed il risultato della mia ricerca fu SOLO I che ebbe la sua prima assoluta il 22 maggio 2009. Si tratta di quattro ‘oggetti’ musicali, quattro frammenti espressioni di differenti stati emotivi (e forse si potrebbe anche dire esistenziali) ispirati ad alcune tele di Paul Klee (‘La maschera con la piccola bandiera’ – 1925, ‘Rifugio’ – 1930,  ‘Abbraccio’ – 1939, ‘Prigioniero’ – 1940) che si sviluppano attraverso il contrasto dialettico degli elementi che li strutturano. Due presentano un carattere ‘gestuale’ mentre gli altri due uno di tipo melodico-armonico secondo un modello di simmetria formale molto semplice; in particolare il primo frammento è un brevissimo gesto cromatico, una sorta di ‘grido stilizzato’, per dirla con una metafora, il secondo ed il terzo sono […]
Approfondisci ›


MINIMAL SUITE per sassofono contralto e percussioni


  L’idea di MINIMAL SUITE risiede nel suo titolo: da una parte il ‘Barocco’ e le sue forme e dall’altra l’approccio ‘prosciugato’ del minimalismo (generalmente la parola connota un genere musicale specifico ma qui è pensata principalmente nel suo senso più allargato ed è concepita come attitudine basata sull’economia dei mezzi musicali e dello sviluppo formale). La parola portoghese ‘barroco’ significa ‘irregolare’ in riferimento alla superficie corrugata delle perle selvatiche e fu usata per sintetizzare le caratteristiche di un periodo storico estremamente complesso e vario in cui il ‘paradossale’, il bizzarro, il ‘maraviglioso’, la trasgressione delle regole e l’asimmetria erano sentiti come mezzi per esprimere qualcosa di nuovo e libero. Tuttavia questo non è in contrasto con la natura ‘minimale’ del contenuto musicale utilizzato nella sue evidenza senza sfarzo e senza ‘ombra’ e nella forma frammentaria che lo contiene: come le linee naïf dei disegni dei bambini che delineano gli oggetti ma che, grazie a questa propria natura, riescono ad immergersi fino al loro cuore essenziale, esso cerca la sua strada ed il suo senso nella dialettica di questi due opposti. Questi due estremi, l’ ’alone sovraccarico’ barocco e la secca ‘parola minimale’ coabitano creando un cortocircuito stilistico che è il fondamento della […]
Approfondisci ›


METROPOLI per elettronica


  ‘Noi canteremo le grandi folle agitate dal lavoro, dal piacere o dalla sommossa: canteremo le maree multicolori o polifoniche delle rivoluzioni nelle capitali moderne; canteremo il vibrante fervore notturno degli arsenali e dei cantieri incendiati da violente lune elettriche; le stazioni ingorde, divoratrici di serpi che fumano; le officine appese alle nuvole pei contorti fili dei loro fumi; i ponti simili a ginnasti giganti che scavalcano i fiumi, balenanti al sole con un luccichio di coltelli; i piroscafi avventurosi che fiutano l’orizzonte, le locomotive dall’ampio petto, che scalpitano sulle rotaie, come enormi cavalli d’acciaio imbrigliati di tubi, e il volo scivolante degli aeroplani, la cui elica garrisce al vento come una bandiera e sembra applaudire come una folla entusiasta.’         (Filippo Tommaso Marinetti – Manifesto del futurismo, 5 febbraio 1909)   METROPOLI fa parte di un progetto più ampio commissionato dal Comune di Milano per FuturisMI, la manifestazione organizzata in occasione del centenario della fondazione del movimento futurista: il progetto è il frutto dell’unione di ‘LUCI FUTURISTE – Maree Multicolori e Polifoniche’, opera video realizzata dallo Studio Castagna-Ravelli e ‘Il suono della guerra dei suoni’, opera di musica elettronica composta da Roberto Andreoni, Matteo Franceschini, Michele […]
Approfondisci ›


VISIONS per ensemble misto


VISIONS è un altro passo nella mia ricerca sulla forma breve e sintetica: è una sequenza di ‘visioni musicali’ ognuna con una sua specifica connotazione ma con delle radici comuni e collegate in un arco formale più lungo. Il brano è stato eseguito in prima assoluta durante Son[UT]opìas CampUSculturae 2013 in Santiago de Compostela ed è stato commissionato dall’Atlas Ensemble di Amsterdam, particolarissimo gruppo strumentale che comprende nel suo organico musicisti provenienti da culture musicali di tutto il mondo. In particolare l’organico di questa composizione prevede: sho, duduk, clarinetto, sax baritono, pip’a, due percussionisti, erhu, violino, viola, violoncello e contrabbasso. Tutti gli strumenti impiegati sono considerati principalmente come sorgenti sonore e integrati ‘analogicamente’ in famiglie che ampliano la tavolozza dei colori timbrici standard e, anche se nessuno di loro è approcciato ‘etnicamente’, le diverse specificità tecnico-costruttive e funzionalità tipiche sono state tenute sempre in considerazione. ll pezzo ha il suo fulcro nelle percussioni e nel pip’a (liuto cinese) che sono la spina dorsale attorno alla quale l’ensemble ruota, in un rapporto quasi concertante e di reciproca influenza.Il materiale musicale impiegato è costituito di elementi semplici e ‘primitivi’ (ad es. la scala cromatica, l’intervallo di quinta ecc…), osservati come oggetti da trasformare e sviluppare lungo […]
Approfondisci ›


QUATTRO CANZONI POPOLARI per quartetto d’archi ed elettronica


  QUATTRO CANZONI POPOLARI per quartetto d’archi ed elettronica è stato commissionato dallo Xenia Ensemble per Estovest Festival 2014 come parte di un progetto dedicato alle relazioni tra la musica popolare e quella contemporanea, un tema che è sempre stato di mio interesse. In particolare si è trattato di un lavoro ispirato alle tradizioni delle valli del Piemonte occidentale verso il confine francese, legate alle culture provenzale ed occitana; un’occasione per me di approfondire le mie radici in quanto parte della mia famiglia proviene da quelle zone e per (ri)scoprire un patrimonio culturale dimenticato e di grande significato. La Fondazione Revelli di Cuneo, partner nel progetto, ha messo a mia disposizione il loro vasto archivio, in particolare le registrazioni effettuate nei primi anni ’70 da Nuto Revelli nelle quali i membri più anziani delle varie comunità raccontano di un mondo misterioso e duro dove si combatteva per la sopravvivenza in condizioni a volte terribili e attraverso il disastro delle guerre, ma anche dove il ‘cantare’ era considerato un elemento essenziale ed un rituale catartico. Il lavoro si basa su tre differenti livelli semantici che si muovono parallelamente: la diretta testimonianza delle voci, inclusa quella di Revelli, in cui si raccontano ‘microstorie’ che […]
Approfondisci ›


FIVE FRAGMENTS per oboe e sheng


  FIVE FRAGMENTS è stato composto per Wu Wei ed Ernest Rombout durante la Atlas Academy 2012 organizzata dall’Atlas Ensemble in Amsterdam. L’idea di base era quella di fondere i due strumenti (lo sheng e l’oboe) in un unico organismo attraverso la realizzazione un ‘meta-strumento’ in cui le differenti caratteristiche timbriche fossero totalmente integrate. La composizione è formata da cinque frammenti, come indicato dal titolo, il primo e l’ultimo dei quali costituiscono la cornice formale del lavoro; l’elemento comune è la brevità e la ricerca della sintesi attraverso una scelta economica del materiale musicale e uno sviluppo ridotto al minimo indispensabile. Gli elementi linguistici che ho scelto sono ‘tradizionali’ ma ‘defunzionalizzati’ e senza richiamo alcuno al loro portato storico; sono pensati come ‘oggetti’, frammenti sintattici, minime unità di costruzione in relazione a loro stesse: il secondo frammento è costituito da una stringa di intervalli di quinta replicata su se stessa, il quarto su agglomerati armonici derivati dai pattern di distribuzione delle canne nello sheng e su una semplice scala cromatica, il primo e l’ultimo sono costruiti attorno ad un multifonico dell’oboe mentre il terzo unisce una figura sempre dedotta dalle possibilità delle diteggiature dello sheng e da un altro multifonico dell’oboe. L’esecuzione è avvenuta […]
Approfondisci ›