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CANTAI UN TEMPO (dopo una lettura di Monteverdi) per soprano e quartetto d’archi

Anno di composizione : 2017

Nella storia della musica occidentale sono molti gli esempi di compositori che, in cerca di nuove forme di espressione, hanno guardato alle opere del passato; alcuni lavori che ebbero un forte impatto (anche se non sempre immediatamente riconosciuto) e che indicarono nuove direzioni espressive vennero metabolizzati dalle generazioni successive e ‘tradotti’, per così dire, e trasformati in nuove forme che hanno allargato il linguaggio musicale e la sua concezione in modi e livelli diversi.

Questa composizione appartiene a questa antica pratica musicale anche se da un punto di vista concettualmente diverso: nel caso presente più che di ricerca di nuove forme espressive si è trattato di un ‘atto d’amore’ verso un compositore di statura immensa e la cui musica rappresenta per me una inesauribile fonte di ispirazione e gioia.

Il titolo è preso a prestito da quello di un sonetto di Pietro Bembo che descrive bene la natura del lavoro: si tratta di una interpretazione di sei madrigali di Monteverdi, tre con la voce, dove il testo originale è concepito come un ‘palinsesto‘ del quale solo alcune tracce sopravvivono all’interno del contesto nuovo, e tre per quartetto solo, dove il testo musicale è fedelmente rispettato ma trasformato timbricamente.

Nei madrigali con la voce la musica di Monteverdi è analizzata ed esplorata principalmente dal quartetto d’archi attraverso un processo di decostruzione e trasfigurazione degli elementi più rilevanti mentre la parte vocale è concepita come un ‘reperto archeologico’ del quale rimangono solo alcuni frammenti e, per questo motivo, solo parte del ‘canto’ originale è dato ascoltare.

Nei restanti per solo quartetto, come detto, il testo è presente in tutte le sue componenti ma i cui registri e timbri vengono ampliati e distribuiti all’interno del più ampio orizzonte strumentale; inoltre le singole linee polifoniche perdono spesso la propria individualità e, attraverso l’omogeneità del timbro degli archi, diventano parte di un complesso organismo armonico in cui le voci della polifonia originale si fondono insieme.

Il brano che copre un ampio arco della produzione monteverdiana è diviso in sei sezioni, di cui quelle titolate Intermezzo sono per solo quartetto mentre la dicitura Madrigale si riferisce a quelle con la voce:

Intermezzo I – VAGA SU SPINA ASCOSA (dal Libro VII dei Madrigali)

Madrigale I – CANTAI UN TEMPO (dal Libro II dei Madrigali)

Intermezzo II – LASCIATEMI MORIRE (Lamento di Arianna SV107, dal frammento sopravvissuto dell’omonima opera e dall’omonimo brano contenuto nel Libro VI dei Madrigali)

Madrigale II – LAMENTO DI ARIANNA (dal Libro VI dei Madrigali)

Intermezzo III – SÌ CH’IO VORREI MORIRE (del Libro IV dei Madrigali)

Madrigale III – ZEFIRO TORNA E DI SOAVI ACCENTI (dal Libro IX dei Madrigali)

La composizione è scritta per e dedicata al delian::quartett ed è stata incisa su cd per la OEHMS Classics con la soprano Claudia Barainsky.