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DIE LIEBESMASCHINE per quartetto d’archi


  DIE LIEBESMASCHINE, letteralmente ‘la macchina dell’amore’, è la trasfigurazione per quartetto d’archi dei due Tristan-Lieder di Richard Wagner ‘Im Treibhaus’ e ‘Träume’. Il testo originario è conservato integralmente ma traslato verso l’alto, in una dimensione ultraterrena, irreale e ‘fantasmatica’ (quasi tutta la composizione utilizza solo armonici artificiali); la voce è, tuttavia, assente, il canto è implicito, ne rimane solo la sua aura di fantasma, appunto. E’ musica che arriva da una dimensione ormai irraggiungibile e perduta, come perduti sono i protagonisti della vicenda, sia letteraria che reale; è espressione di un sentimento che non si può più rappresentare, di cui l’espressione rimane congelata, manifestata solo attraverso una ‘macchina’ che la simula ma che può solo darne una imitazione artificiale. Stralci del testo inudibili accompagnano la partitura e indicano suggestioni poetiche, frammenti che riemergono da una memoria lontana e quasi inaccessibile:     Im Treibhaus … Schwere Tropfen seh ich schweben …. … umschlinget wahnbefangen   öder Leere nichtgen Graus … (‘vedo gocce pesanti scivolare’ / ‘e folli stringete il vuoto orrore del desolato nulla’) Träume … Träume, die wie hehre Strahlen … … Allvergessen, Eingedenken! ….. … und dann sinken in die Gruft … (‘Sogni, che come raggi sublimi’ / ‘Oblio assoluto, che tutto […]
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DUO I per corno di bassetto e percussioni


    DUO I per corno di bassetto e percussioni è stato composto per MITO Settembre Musica 2009 ed eseguito in prima assoluta in quell’occasione da Michele Marelli e Riccardo Balbinutti; la composizione prende origine da SOLO I per corno di bassetto continuandone il percorso e ampliandolo. L’idea della costellazione ad ‘arcipelago’, che si ramifica da un nucleo centrale e si espande in diverse direzioni è ciò su cui è basata la concezione formale di questa composizione; DUO I è un microcosmo, ‘un raggruppamento irregolare di cose affini’ (secondo una delle possibili definizioni del vocabolo ‘arcipelago’), un insieme ‘galattico’ unito da un legame musicale profondo e non immediatamente percepibile, un labirinto dove non esiste un percorso di lettura unico e dato per sempre.   I frammenti che lo compongono sono sette, i quattro di SOLO I a cui sono state aggiunte le percussioni uniti a tre nuovi, a formare una nuova configurazione ad incastro: I – II – (nuovo) – III – (nuovo) – IV – (nuovo) Il legame musicale che connette e collega queste microstrutture è dato dal materiale utilizzato per costruirli, primariamente l’intervallo di semitono e quello di quarta che, al di là del loro valore immanente, sono pensati […]
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V SOMRAK ZVONI per coro misto


  V somrak zvoni, na gozdove pala je tema; tiha pesem, ko da hoče od sveta.   Proč… in tam bi onemela tam bi ugasnila in to sivo, težko žalost v večnost potopila… (Srečko Kosovel) Rintocchi nel crepuscolo, sui boschi è scesa lʼoscurità; un canto tranquillo come volesse staccarsi dal mondo.       Lontano… e là vorrebbe ammutire, là spegnersi e affondare nellʼeternità questa grigia, pesante tristezza…                      (Traduzione di Gino Brazzoduro) V SOMRAK  ZVONI è una composizione per coro con accompagnamento di litofono, in particolare per uno modello costruito dallo scultore sloveno Pavel Hrovatin; lo strumento era composto da otto dischi di pietra intonati su altezze diverse e dal timbro molto diversificato, percossi da grosse mazzuole da parte di due esecutori, con una sonorità particolarissima e magica. Il linguaggio di questo pezzo è debitore alla grande tradizione vocale del XX secolo, in particolare quella legata ai lavori di György Ligeti e Luigi Nono; è basato su una struttura polifonica fitta e molto cromatica che risulta in una densa massa in movimento punteggiata dai colori del litofono. Il testo è una poesia scritta in giovane età da Srečko Kosovel, un grandissimo poeta anch’egli […]
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TAKSIMLER per flauto e pianoforte preparato


  Il brano è ispirato alla musica che ho avuto modo di ascoltare durante un sema a Konya in Cappadocia; il sema è una cerimonia musicale sufi che rappresenta il viaggio mistico dell’individuo verso ‘il Perfetto’ ed è una particolare versione del dikhr (la preghiera meditativa devozionale simile al Rosario cattolico o ai Tefillin ebraici) così come viene tradizionalmente attribuita a Jalāl ad-Dīn Muhammad Rūmī, fondatore dell’Ordine. E’ musica dal forte impatto spirituale, eseguita durante le danze rotanti dei dervisci; in essa il tempo è sospeso, circolare, la pulsazione delle percussioni è molto lenta e sorregge la lunga e complessa linea melodica affidata ai ney spesso in eterofonia. Il rituale è diviso in quattro sezioni delle quali la prima ha funzione introduttiva e comprende uno o più Taksim (letteralmente ‘improvvisazioni’) che simbolizzano la separazione da Dio. TAKSIMLER è diviso in due movimenti collegati tra loro e concepiti come una unica forma tripartita strutturata simmetricamente, al centro della quale è collocata una cadenza per il flauto solo (la proporzione formale è pressapoco 3:2:1). La funzione del flauto è di natura prettamente melodica: viene sviluppato un melos molto lento che modula per intervalli di quinta ma al suo interno sono presenti degli elementi di ‘sfaldamento’ […]
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ZU FLÄCHE per sassofono baritono e violoncello


    ZU FLÄCHE trae ispirazione da ‘Punkt und Linie zu Fläche’ (‘Punto e linea sulla superficie’) di Vassilij Kandinskij, le fondamentali proprietà descritte dal pittore russo vengono ripensate in termini musicali e danno vita ad uno studio sul timbro e sulla sintassi del suono. I due strumenti dialogano e si fondono in un unico organismo unico ‘astratto’, una ‘composizione’ nel senso Kandiskiano, attraverso un movimento che dalla musica va alla pittura per tornare alla musica. La composizione è stata realizzata per il Cseallox Duo a cui è dedicata.        
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SCENA LIRICA da Garcia Lorca per 2 soprani, contralto, basso, coro di voci bianche, coro femminile e grande orchestra


  Composizione realizzata come ultima prova del Diploma di Composizione presso il Conservatorio ‘G.Verdi’ di Torino; si tratta della Scena ultima di ‘Mariana Pineda’ dalla ballata popolare di Federico Garçia Lorca che tratta della vicenda di Mariana de Pineda Muñoz, una eroina liberale vissuta in Spagna all’inizio del XIX secolo che fu giustiziata per la sua opposizione a Ferdinando VII e la sua adesione al connesso movimento rivoluzionario. La strumentazione comprende una grande orchestra, un coro femminile disposto ai lati della scena, un coro di voci bianche oltre ai cinque cantanti solisti (tre soprani, un contralto e un basso profondo).      
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